🎵 On Repeat: SWAG È L'ALBUM DELL'ANNO
Non sarà una recensione, perché mi farebbe ridere fare la recensione di un album così gigante.
Ho saltato una settimana, c’è troppo lavoro ma in questo numero di M&M voglio parlare esclusivamente del mio amore per questo progetto e del perché è il mio album dell’anno. Sono certo che difficilmente un altro progetto mi coinvolgerà come ha fatto questo.
Per me SWAG di Justin Bieber è l’album dell’anno e dobbiamo ringraziare la musica underground indie.
Il primo ascolto: dall’indifferenza all’amore
Anche questo album è uscito l’11 luglio mentre ero di ritorno da Roma. Ovviamente, come nel caso di Odeal, non ho avuto l’attenzione di ascoltarlo bene il giorno dell’uscita. Il giorno dopo me lo sono riascoltato ed ero ancora un po’ spaesato.
Domenica 13 luglio mi sono innamorato di questo progetto. Ero in modalità chill quando parte “Devotion” con Dijon: “I’m starting to be open to... the idea that you know me, too”. Mi sono ritrovato in un’altra dimensione, come se dal mio letto fossi stato catapultato sulle nuvole e guidato dal Nembo della Nuvola Speedy, lentamente.
Pensavo che “Yukon” sarebbe stata la mia canzone dell’estate, però poi il 25 luglio è uscito “It Depends” di Chris Brown che le ha rubato lo spot già nei primi 10 secondi.
Perché è il mio album dell’anno?
Partiamo dal primo motivo: è l’album che mi ricorda il riposo e il relax. È stata la colonna sonora degli 8 giorni in Sicilia con Lucia e Mehdi, quindi mi ricorda spensieratezza.
Poi per me questo progetto è scritto molto bene. Scritto in prima persona, con dettagli non indifferenti sulla sua vita: parla di matrimonio, della vita da padre e della difficoltà nell’essere lui. Ma allo stesso tempo c’è la spocchia, il sapere chi sei e dove sei, e soprattutto il riconoscere il fatto di non essere perfetti e che c’è da migliorare ogni giorno.
Rispetto ai suoi progetti precedenti come Purpose, Changes o Justice, SWAG sembra molto più personale, più maturo. Fa riferimenti a cose accadute nella sua vita e si riesce a trovare proprio il punto preciso. È più grezzo in quello che dice, senza filtri.
Le tracce che definiscono il progetto
La canzone che rappresenta perfettamente l’album è proprio “SWAG”: non dice molto, è ripetitiva, non ha una struttura classica ma suona bene e ti guida. È la perfetta metafora dell’intero progetto.
Altre canzoni che secondo me rappresentano questo lavoro sono “Mother In You”, “Daisies” e “Everything Hallelujah” ognuna cattura un aspetto diverso di questa nuova versione di Bieber.
Il sound: quando l’indie incontra l’R&B
Il sound del disco è stato curato da due artisti di cui mi sono innamorato negli ultimi anni: Dijon e Mk.gee (più Dijon che Mk.gee). È un sound che mi ricorda due dei miei artisti preferiti di sempre, Michael Jackson e Prince, più il secondo per come vengono utilizzate le voci, più il primo quando si parla di attitudine nella traccia.
L’indie ha influenzato questo album dandogli un suono grezzo, spontaneo, senza voler essere troppo pulito o strutturato. È stata una scelta vincente perché si sente che è come se avessero fatto delle session in salotto con gli amici che suonavano. C’è un’intimità e un’immediatezza che raramente si trovano in progetti mainstream.
È proprio soft R&B alternativo che può essere definito pop grazie ai ritornelli facili da cantare. È coeso anche quando partono canzoni come “SWAG” che escono un po’ dal mucchio, ma riesce a farlo senza disturbare per niente.
Unica cosa che mi ha dato fastidio di questo progetto sono gli skit con Druski.
SWAG II: l’evoluzione colorata
SWAG II continua il mio pensiero, anche se è più colorato e mantiene una coesione nel complesso. L’album diventa un po’ più pop ma rimane con gli accessori dell’R&B. Escono di più i tratti di Dijon, ma diventa anche più caramelloso e più uptempo.
I due SWAG si sposano molto bene insieme perché uno porta quello che mancava all’altro. In SWAG II il suono è più pulito, le canzoni più strutturate, l’album è più scorrevole ma si sente più costruito. Mentre SWAG I è più sporco, meno perfetto, più autentico. Insieme formano un equilibrio perfetto tra spontaneità e raffinatezza.
La conclusione
Che dire? È il mio album dell’anno a ottobre perché è quello che voglio ascoltare sempre: quando sono in auto, in viaggio, la domenica in casa, quando non ho nulla da fare. Torno sempre su quell’album.
E il mio Apple Music Replay può confermarlo.
Ho realizzato una playlist con le mie tracce preferite ed il mio sequencing preferito che potete ascoltare qui.



