📡 Industry Signal: Ho visto sia Drake che Kendrick dal vivo
Da fan di Kendrick dico… Drake l’ha mangiato
Sono stato a vedere Drake e questa esperienza mi ha portato a scrivere questo articolo. Drake è più forte di Kendrick live, ma anche qui si conferma una cosa: Kendrick ha ragione.
Mi spiego meglio. Ieri mi sono divertito come non mai: ho ballato, cantato e pogato per la prima metà dello show. Però non è un concerto a cui andrei ancora.
La struttura dello show: inferno, purgatorio e paradiso
Lo show ha una struttura molto semplice: c’è Drake e il pubblico. Lui è posizionato nel mezzo tra parterre e spalti, come se il parterre fosse l’inferno, lui il purgatorio e le persone negli spalti il paradiso. Chi stava in alto, oltre a vedere Drake, vedeva anche i “matti all’inferno” spingersi e muoversi seguendo ogni spostamento del rapper.
Il palco ovale fa sì che tutti godano dei soldi spesi, anche perché l’artista trascorre del tempo con ogni settore, arrivando persino negli spalti con il suo DJ. Non sta mai fermo e le persone del parterre lo seguono ovunque, creando a volte dei vuoti perché tutti si spostano verso dove si trova Drake in quel momento.
Il problema della scaletta
Il concerto è stata una bella esperienza complessiva, ma ha avuto alcune mancanze. La prima è che lo show, dopo l’inizio esplosiva, muore poi con l’ingresso di PartyNextDoor. Si poteva tranquillamente chiudere lì.
PND fa la sua scaletta di 20 minuti, io canto tutte le canzoni a squarciagola insieme a uno sconosciuto che poi abbraccerò perché eravamo gli unici a conoscere le canzoni, il pubblico, però, si spegne completamente. Il motivo è semplice: lui non è un bravo performer. Sta sempre fermo, fa al massimo dieci passi su tutto il palco. E per un cantante che dovrebbe cantare, non canta, fa solamente dei vocalizzi.
Torna Drake e si riaccende tutto, inizia a fare le canzoni dell’ultimo album mal cagato (se non per la hit “Nokia” che paradossalmente non ha il featuring con PartyNextDoor).
La grande pecca di questo show è proprio la scaletta.
I primi 20 minuti avevo l’impressione che, se fosse stato quello l’andazzo per tutto lo show, sarei svenuto dalla foga. Poi però sembra che abbia sparato tutte le sue hit subito, anche se non è del tutto vero, perché canzoni come “Started From The Bottom” e “Headlines” le ha fatte durante il DJ set, mettendo solo una strofa o un ritornello senza nemmeno cantarle. Questo mi ha fatto intuire che avrebbe chiuso con le nuove canzoni, cosa che poi accade e annoia. Non solo per la differenza abissale tra quello che ha cantato prima e queste ultime tracce, ma anche perché vedo che il pubblico è più stanco.
Non a caso viene iniettato l’ultimo milligrammo di adrenalina con Sfera Ebbasta, che entra, fa 3 canzoni, il pubblico si gasa e la festa riprende ma senza mai toccare il picco dei primi 20 minuti.
Drake vs Kendrick: due filosofie opposte
Drake è un paraculo, perché il suo show arriva a tutti: alla mia generazione, a quella prima di me e a quella dopo. Avevo una signora di 60 anni nel parterre che non ha pogato ma è rimasta illesa per tutto il concerto.
Mi sono divertito, ma qui ho ripensato al concerto di Verona di Kendrick: esperienza bellissima, ma diversa. Statica. L’artista in quel caso mette un muro tra lui e il pubblico, interagisce poco, parla poco, ma lo show viene arricchito con ballerini e scene coreografate.
Drake era da solo tutto il tempo ma interagiva costantemente con il pubblico: era un tutt’uno con noi. Kendrick invece riconosce l’essere “l’artista” in quel momento e non Kendrick la persona, di conseguenza ci mette un muro per far sì che siano le canzoni a parlare e non lui. Questo muro è artisticamente valido: Kendrick ci invita a entrare nel suo mondo, non il contrario, dando focus alle parole e al messaggio.
Drake sembra così genuino che nel momento finale, quando sale sua madre sul palco, sei genuinamente felice per lui. Ma è proprio qui che si rivela il suo essere un paraculo: fa esattamente tutto quello che il pubblico si aspetta e vuole. Questo fan service costante è più un atto di paraculismo che di autenticità artistica.
La conclusione
Vorrei concludere in modo chiaro questa recensione: io non andrei a rivedere Drake perché penso che mi abbia già dato tutto quello che poteva darmi. So che la prossima volta lo show sarà uguale o sarà come gli show in tendenza in quel periodo (Yeat, Playboi Carti e Travis Scott), perché è un people pleaser.
Kendrick invece conserva ancora una qualità molto importante dell’essere artista: essere imprevedibile.






